Comportamenti passivo-aggressivi nella coppia: casi clinici e tecniche terapeutiche
I comportamenti passivo-aggressivi nella coppia esprimono rabbia, risentimento, opposizione o disaccordo attraverso modalità indirette, anziché mediante una comunicazione esplicita. Possono manifestarsi attraverso silenzi prolungati, procrastinazione, dimenticanze ricorrenti, sarcasmo, ambiguità o una disponibilità solo apparente.
Nella pratica clinica, queste condotte non vanno considerate come episodi isolati, ma comprese all’interno della sequenza relazionale in cui si inseriscono. Per comprenderne il significato è necessario osservare ciò che precede il comportamento, la risposta dell’altro partner e il modo in cui lo scambio tende a ripetersi nel tempo.
Per lo psicologo, riconoscere queste dinamiche permette di andare oltre una lettura centrata sulla colpa e di aiutare la coppia a trasformare la comunicazione indiretta in un confronto più esplicito, responsabile e sostenibile sul piano emotivo.
Che cos'è il comportamento passivo-aggressivo in amore?
Il comportamento passivo-aggressivo in amore consiste nell’esprimere opposizione, risentimento o rabbia senza comunicarli direttamente. Nella relazione, il partner può dichiararsi disponibile e successivamente rimandare un impegno, affermare che “va tutto bene” interrompendo però il dialogo, oppure ricorrere all’ironia per formulare una critica che non viene riconosciuta apertamente.
Queste modalità possono comparire occasionalmente anche all’interno di relazioni funzionali, soprattutto in periodi di stress o durante conflitti particolarmente intensi. La loro rilevanza clinica aumenta quando diventano ricorrenti e si trasformano in una modalità abituale di gestione del disaccordo, compromettendo la fiducia e rendendo difficile negoziare bisogni, limiti e aspettative.
È importante, tuttavia, non confondere la presenza di comportamenti passivo-aggressivi con una diagnosi psicopatologica. Silenzio punitivo, procrastinazione, opposizione indiretta o apparente accondiscendenza, considerati singolarmente, non sono sufficienti per formulare una diagnosi di disturbo di personalità. La valutazione clinica deve prendere in esame il funzionamento complessivo della persona, la stabilità e la pervasività dei pattern relazionali e il loro impatto nei diversi contesti interpersonali.
Come si manifesta la passivo-aggressività nella coppia?
La passivo-aggressività può assumere forme differenti e, proprio per questo, non è sempre immediatamente riconoscibile. In alcuni casi emerge attraverso una chiara opposizione indiretta; in altri si presenta dietro un atteggiamento apparentemente collaborativo.
L'elemento centrale è la discrepanza tra ciò che viene comunicato esplicitamente e ciò che viene trasmesso attraverso il comportamento. Il partner può dire di essere d'accordo, ma agire successivamente in modo contrario; può dichiarare di non essere arrabbiato, manifestando tuttavia freddezza, distanza o ostilità.
Silenzio punitivo e ritiro emotivo
Il silenzio non è necessariamente una forma di passivo-aggressività. Durante un conflitto, prendere una pausa può rappresentare una modalità funzionale di regolazione emotiva, soprattutto quando entrambi i partner sanno che il confronto verrà ripreso in un momento concordato.
La dinamica diventa problematica quando il ritiro viene utilizzato per punire, controllare o destabilizzare l'altro, oppure quando interrompe deliberatamente ogni possibilità di confronto. Il partner può smettere di rispondere, evitare il contatto o limitare la comunicazione agli aspetti pratici della quotidianità.
Può così instaurarsi un ciclo relazionale nel quale più un partner cerca spiegazioni e vicinanza, più l'altro aumenta la distanza. In terapia è quindi importante distinguere il bisogno di interrompere temporaneamente l'interazione dal ritiro utilizzato come modalità di gestione del conflitto.
Procrastinazione, dimenticanze e resistenza indiretta
La resistenza indiretta può manifestarsi attraverso ritardi, impegni non rispettati, errori ricorrenti o dimenticanze. Un partner può dichiararsi disponibile a collaborare, ma rimandare sistematicamente ciò che è stato concordato o svolgerlo in modo incompleto.
Per esempio, può evitare ripetutamente di prendere una decisione importante, rimandare responsabilità condivise o intervenire soltanto dopo numerosi solleciti. Di fronte alle proteste dell'altro, può attribuire la propria condotta alla stanchezza, alla distrazione o all'eccessiva pressione.
Sul piano clinico, è importante non stabilire a priori che una dimenticanza sia intenzionale. È più utile ricostruire la sequenza relazionale e comprendere quale funzione assuma quel comportamento: quali richieste lo precedono, quali emozioni suscita nei partner e quale conflitto consente, eventualmente, di evitare.
Sarcasmo, ambiguità e svalutazione implicita
Il sarcasmo può consentire di esprimere ostilità mantenendo contemporaneamente una possibilità di negazione. Di fronte alla reazione dell'altro, il partner può infatti ridimensionare quanto detto con frasi come “Stavo scherzando” o “Sei troppo sensibile”.
La critica rimane così implicita e diventa difficile confrontarsi sul suo contenuto. Il partner che riceve il messaggio può sentirsi svalutato e, nello stesso tempo, privato della legittimità di reagire.
Nel lavoro terapeutico è quindi utile considerare non soltanto le parole pronunciate, ma anche il tono, il contesto e l'effetto prodotto sull'altro. L'obiettivo è trasformare il messaggio implicito in una comunicazione diretta, ad esempio: “Mi sono sentito escluso da questa decisione” oppure “Sono arrabbiato perché avrei voluto essere coinvolto”.
Vittimismo e difficoltà a riconoscere la rabbia
In alcune dinamiche relazionali, la difficoltà a riconoscere e comunicare la rabbia può portare il partner a esprimere il proprio disagio prevalentemente attraverso la posizione di vittima. Frasi come “Faccio sempre tutto io”, “Non serve parlare, tanto decidi tu” o “Non sono arrabbiato, sono solo deluso” possono contenere una protesta che non viene formulata direttamente.
Il lavoro terapeutico non consiste nel mettere in discussione il vissuto di sofferenza, ma nell'ampliare la consapevolezza delle emozioni e dei bisogni che lo accompagnano. Riconoscere la rabbia permette di utilizzarla come informazione su un limite, un bisogno o un'aspettativa disattesa, invece di esprimerla attraverso opposizione, distanza o comunicazione indiretta.
Quali dinamiche relazionali mantengono i comportamenti passivo-aggressivi?
I comportamenti passivo-aggressivi raramente possono essere compresi separandoli dalle risposte dell'altro partner. Spesso si inseriscono in un ciclo caratterizzato da richiesta, resistenza, frustrazione ed escalation.
Un partner può avanzare una richiesta con modalità percepite come critiche o pressanti. L'altro, sentendosi controllato, può reagire con chiusura, procrastinazione o collaborazione apparente. La mancata risposta porta il primo partner a insistere ulteriormente e, di conseguenza, il comportamento oppositivo può intensificarsi.
Si crea così un circuito nel quale entrambi finiscono per confermare la propria rappresentazione dell'altro: uno si sente ignorato e costretto a insistere, mentre l'altro si percepisce controllato e sottoposto a continue richieste.
Tra i fattori che possono contribuire al mantenimento di queste dinamiche rientrano:
- difficoltà ad affrontare direttamente il conflitto;
- timore della disapprovazione o del rifiuto del partner;
- esperienze relazionali in cui l'espressione della rabbia veniva scoraggiata o punita;
- percezione di uno squilibrio nella distribuzione del potere o delle responsabilità;
- aspettative non esplicitate;
- difficoltà nella regolazione emotiva e nella negoziazione dei bisogni.
Nella terapia di coppia, l'obiettivo non è stabilire chi sia il responsabile della dinamica, ma ricostruire la circolarità del processo: comprendere come il comportamento di ciascun partner influenzi quello dell'altro e individuare modalità alternative per interrompere il ciclo.
Comportamento passivo-aggressivo nella coppia: casi clinici esemplificativi
I casi clinici permettono di osservare come comportamenti apparentemente simili possano svolgere funzioni differenti all'interno della relazione.
In un primo caso, una coppia può presentare una dinamica caratterizzata dal ritiro dopo i conflitti. Uno dei partner interrompe la comunicazione dopo una discussione; l'altro cerca ripetutamente un chiarimento e, non ottenendolo, diventa progressivamente più accusatorio. Il ritiro aumenta e il silenzio può protrarsi per diversi giorni. Nel corso della terapia può emergere che la distanza rappresenta per il primo partner una strategia per evitare un'esperienza emotiva percepita come ingestibile, ma che finisce anche per comunicare rabbia e punire indirettamente l'altro.
In un secondo caso, un partner può accettare alcune responsabilità familiari per poi rimandarle ripetutamente o svolgerle soltanto dopo numerosi solleciti. Quando l'altro protesta, può rispondere di sentirsi trattato come un bambino. La resistenza indiretta può quindi essere collegata al bisogno di recuperare autonomia, mentre l'altro partner assume progressivamente una posizione di controllo.
Un terzo caso può riguardare una coppia nella quale le critiche vengono espresse prevalentemente attraverso battute e ironia. Ogni osservazione svalutante viene successivamente negata come semplice scherzo. Il partner che la riceve reagisce con rabbia e viene a sua volta descritto come “troppo sensibile”. Il terapeuta può interrompere la sequenza e chiedere di riformulare il messaggio in modo diretto, rendendo più accessibile il bisogno che si trova alla base della critica.
Questi esempi mostrano perché non sia sufficiente classificare una condotta come “passivo-aggressiva”. Il significato del comportamento dipende dalla funzione che assume nella specifica organizzazione relazionale e dal ciclo interattivo nel quale si inserisce.
Come valutare i comportamenti passivo-aggressivi in terapia di coppia
La valutazione clinica richiede di integrare il racconto dei partner con l'osservazione delle loro interazioni. Non è sufficiente raccogliere un elenco di episodi: è necessario comprendere in quali circostanze si verificano, quale significato assumono per ciascun partner e quali conseguenze producono sulla relazione.
Analizzare la domanda e le sequenze interattive
La domanda iniziale può essere formulata in termini fortemente unilaterali: “Vorrei che smettesse di ignorarmi” oppure “Il problema è che vuole controllare tutto”. Il terapeuta deve accogliere il disagio espresso senza aderire prematuramente alla lettura proposta da uno dei partner.
È utile ricostruire episodi concreti individuando:
- l'evento che ha attivato il conflitto;
- i pensieri e le emozioni di entrambi;
- il comportamento di ciascun partner;
- la reazione successiva dell'altro;
- il modo in cui la sequenza si conclude o rimane irrisolta.
Questo permette di trasformare accuse generiche in sequenze osservabili e, quindi, maggiormente accessibili all'intervento terapeutico.
Distinguere il comportamento occasionale dallo schema relazionale
Una risposta indiretta può comparire anche in una fase di particolare sovraccarico senza rappresentare una modalità abituale di funzionamento. La valutazione deve quindi considerare frequenza, intensità, durata e impatto dei comportamenti.
È inoltre utile esplorare se la modalità relazionale si manifesta esclusivamente nella coppia oppure anche in altri contesti familiari, professionali e sociali. Devono essere considerate anche eventuali condizioni psicologiche o situazionali che possono contribuire al ritiro, alla procrastinazione o alla difficoltà comunicativa.
L'obiettivo non è attribuire rapidamente un'etichetta, ma costruire una formulazione clinica sufficientemente articolata da orientare il trattamento.
Esplorare emozioni, bisogni e significati
Dietro una comunicazione indiretta possono trovarsi rabbia, paura del rifiuto o dell'abbandono, vergogna, senso di impotenza o bisogno di autonomia. Il comportamento può svolgere una funzione protettiva, consentendo di esprimere una protesta senza affrontare l'esposizione emotiva implicata nella comunicazione diretta.
Il terapeuta può aiutare ciascun partner a collegare comportamento, emozione e bisogno. Una dimenticanza ricorrente, per esempio, può essere esplorata non soltanto come negligenza, ma anche come possibile risposta a una richiesta percepita come eccessivamente invasiva. Comprendere questa funzione non significa giustificare il comportamento, ma creare le condizioni per modificarlo.
Tecniche terapeutiche per intervenire sui comportamenti passivo-aggressivi
L'intervento terapeutico mira innanzitutto a rendere più esplicita la comunicazione e a interrompere i cicli relazionali che mantengono il conflitto.
Una tecnica consiste nel rallentare le interazioni e trasformare allusioni, sarcasmo e messaggi accusatori in comunicazioni formulate in prima persona. Il terapeuta può aiutare il partner a passare da una comunicazione implicita a una formulazione più precisa del proprio vissuto e della propria richiesta.
Un altro passaggio importante riguarda la distinzione tra emozione e comportamento. Provare rabbia, frustrazione o risentimento non rappresenta di per sé un problema; esprimere queste emozioni attraverso il controllo, il silenzio punitivo o il mancato rispetto sistematico degli accordi può invece alimentare il ciclo disfunzionale.
Tra gli interventi utilizzabili nella terapia di coppia rientrano:
- ricostruzione delle sequenze conflittuali;
- riformulazione dei messaggi accusatori;
- esercizi di ascolto e rispecchiamento;
- definizione di pause concordate durante l'escalation;
- allenamento alla comunicazione assertiva;
- formulazione di richieste specifiche e verificabili;
- definizione di accordi comportamentali con tempi e responsabilità condivisi;
- esplorazione delle aspettative implicite e dei confini della relazione.
Quando le condotte indirette sono associate a una marcata difficoltà di regolazione emotiva, può essere utile lavorare anche sul riconoscimento dei segnali che precedono l'escalation e sulla costruzione di modalità alternative per gestire rabbia, frustrazione e bisogno di distanza.
Errori da evitare nel trattamento della passivo-aggressività di coppia
Uno degli errori più frequenti consiste nell'allearsi implicitamente con il partner che appare più collaborativo. Chi utilizza modalità indirette può infatti apparire calmo e ragionevole, mentre l'altro può presentarsi irritato, insistente o accusatorio. La reattività osservabile, tuttavia, può essere il risultato di una sequenza relazionale più lunga.
È altrettanto importante evitare di interpretare automaticamente ogni dimenticanza, ritardo o mancata collaborazione come intenzionale. Un'attribuzione prematura può aumentare la polarizzazione e trasformare la terapia in un processo accusatorio.
È inoltre opportuno evitare di:
- concentrarsi esclusivamente sul contenuto delle discussioni;
- minimizzare l'impatto del sarcasmo e della svalutazione;
- imporre una comunicazione diretta senza considerare ciò che ne ostacola l'utilizzo;
- formulare ipotesi diagnostiche sulla base del racconto di un solo partner;
- proporre accordi generici e difficili da verificare;
- trascurare eventuali dinamiche coercitive o forme di violenza psicologica.
Quando sono presenti intimidazione, controllo coercitivo o timore per la sicurezza di uno dei partner, la terapia congiunta deve essere valutata con particolare cautela e all'interno di un'adeguata valutazione del rischio.
Formarsi per riconoscere e trattare le dinamiche disfunzionali nella coppia
L'intervento sui comportamenti passivo-aggressivi richiede competenze nella lettura delle sequenze interattive, nella formulazione clinica della dinamica di coppia, nella gestione dell'alleanza terapeutica e nell'utilizzo di tecniche specifiche per il conflitto e la comunicazione.
Per lo psicologo, non è sufficiente identificare il comportamento problematico. È necessario comprenderne la funzione, riconoscere i cicli relazionali che lo mantengono e costruire interventi capaci di aiutare entrambi i partner ad assumersi la responsabilità della propria posizione all'interno della relazione.
Percorsi specialistici come il Master asincrono in Terapia di Coppia possono offrire un approfondimento di modelli teorici e strumenti clinici utili per lavorare con conflitto, distanza emotiva, comunicazione indiretta e crisi relazionali. La formazione continua consente di affinare la capacità di leggere anche le dinamiche meno evidenti e di costruire interventi più mirati, coerenti e sostenibili.
Riferimenti bibliografici
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